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home page >>> Indagine archeologica >>> indagine storico-archeologica a 360° Indagine archeologicaUn sito archeologico come quello di Claterna offre infinite possibilità di indagine in virtù della sua particolare condizione di conservazione; la città antica, infatti, abbandonata con il disgregarsi delle istituzioni romane, non è mai stata rioccupata ed i suoi ruderi, progressivamente smontati, sono scomparsi sotto la superficie dei campi. La campagna ha protetto i resti della città fino ad oggi, restituendoci la possibilità di indagare sistematicamente la realtà di un municipium romano così come gli antichi l’hanno prima fatto nascere e quindi trasformato. Il sito non è mai veramente scomparso dal paesaggio, come la persistenza toponomastica documenta ampiamente fin dall’Alto Medioevo; non a caso, l’inizio delle indagini archeologiche, sancito negli anni ’90 del XIX secolo dalle campagne di scavo avviate da Edoardo Brizio, è frutto del convergere di indicazioni diversificate, disponibili già all’epoca, non ultima delle quali il numero di segnalazioni, fatte da contadini, sull’affioramento di reperti e strutture in località Maggio. La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna ha ereditato negli anni ’30 questo enorme patrimonio ed ha continuato la sua esplorazione con metodologia sempre più specializzata – scavi degli anni ’30, ‘50-’60, ‘80-’90; allo stesso tempo, ha operato per la sua tutela, mettendo in atto le procedure disponibili per evitare la distruzione dei depositi sepolti: il vincolo ministeriale dell’area urbana, già negli anni ’60, che ha di fatto impedito l’avvio di opere di urbanizzazione; l’acquisizione progressiva della stessa, che, con i recenti interventi del 2006, si può considerare quasi completata; la sorveglianza di tutti gli interventi effettuati per la manutenzione o il ripristino dei sottoservizi. A mano a mano che la tecnica archeologica raffinava i propri strumenti di lavoro, agli scavi archeologici si sono affiancate metodologie d’indagine innovative. A partire dagli anni ‘Ottanta, la presenza di un gruppo di volontariato archeologico, nel quale agli appassionati si affiancano archeologi professionisti – il gruppo “Città di Claterna” –, ha permesso di avviare campagne sistematiche di ricognizione di superficie, che hanno restituito la prima mappatura completa dell’area urbana ed una mappatura parziale del territorio. Quindi, a partire dagli anni’90, si sono affiancati i lavori di cartografia, che hanno beneficiato anche delle ricognizioni sulle fonti di cartografia storica, e l’intensificarsi delle campagne di fotografia aerea; queste ultime hanno restituito immagini entusiasmanti di quanto si trova ancora sepolto sotto i campi.
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